Abitare meglio utilizzando le superfici già esistenti

Nelle aree urbane o nei comuni densamente costruiti, sembra complicato realizzare nuove abitazioni, sia per una questione di spazio che di vincoli normativi.

Per questo motivo l’attenzione si sta spostando su un utilizzo più oculato e intelligente delle superfici già esistenti, come terrazzi, cortili e affacci.

Queste aree vengono poco sfruttate ma, alla luce dello sviluppo urbano delle metropoli, e anche delle città più piccole, sta diventando necessario usarle nel modo corretto. Naturalmente bisogna considerare alcuni aspetti che devono integrarsi tra di loro, come abitare, adattamento e consumo del suolo, che analizziamo nei successivi paragrafi.

La progettazione consapevole: esposizione, vincoli e continuità d’uso

Rivalutare un lastrico, un cortile interno o un ampio balcone non significa semplicemente posizionare degli arredi all’aperto, ma è richiesto un approccio architettonico attento e professionale. Questi spazi diventano realmente funzionali solo se progettati tenendo conto di alcuni elementi tecnici fondamentali.

Un aspetto fondamentale, soprattutto per gli spazi esterni, è l’esposizione solare e ai venti che determina l’abitabilità dell’area. In seguito a un’approfondita analisi climatica, è possibile capire dove inserire zone d’ombra, barriere frangivento o vegetazione.

Non si possono poi ignorare i vincoli normativi e strutturali. Nei centri storici e nei condomini bisogna rispettare i regolamenti edilizi e i piani paesaggistici. Lo spazio esterno poi non può essere un’area a sé stante, ma deve essere un’estensione naturale delle aree interne. Questo è proprio il concetto di continuità d’uso: si possono abbattere le barriere visive e fisiche tra il dentro e il fuori, ad esempio con grandi vetrate scorrevoli o finiture coerenti, per vivere le superfici esterne come se fossero una naturale continuazione di quelle interne.

Solo in questo modo le aree all’aperto diventano un ambiente vissuto quotidianamente, vivibile per tutto l’anno e perfettamente integrato con il resto della casa.

Il valore delle superfici già costruite: una risorsa domestica e urbana

Le superfici esterne di una casa vengono considerate private ma, nell’ottica di un’edilizia in costante mutamento, questo approccio è un po’ limitante. Sicuramente queste aree migliorano la qualità della vita all’interno di un’abitazione privata ma, nello stesso tempo, impattano positivamente su tutto l’ecosistema urbano.

Per comprendere pienamente questo potenziale, è necessario analizzare tre direttrici fondamentali e fortemente interconnesse tra di loro: l’evoluzione del concetto di abitare, la necessità di adattamento climatico e l’urgenza di azzerare il consumo del suolo.

Abitare: l’espansione dei confini domestici

Il concetto di abitare si è profondamente evoluto negli ultimi anni, in particolare durante e dopo il Covid che a sua volta ha favorito la diffusione dello smart working. Se prima la casa era percepita semplicemente come un rifugio da abitare, oggi invece si è trasformata in un luogo dove ricercare il proprio benessere psicofisico, soprattutto trascorrendo del tempo all’aria aperta.

Sfruttare un terrazzo o un cortile significa avere una “stanza a cielo aperto”, dove rilassarsi, socializzare o lavorare da remoto all’aria aperta. Questo nuovo approccio di abitare abbraccia il desiderio di ritrovare il contatto con l’esterno, pur rimanendo nel comfort della propria casa, trasformando spazi “dimenticati” in luoghi da vivere quotidianamente.

Adattamento: resilienza climatica e comfort passivo

Il nuovo modo di abitare l’esterno, per essere effettivamente sostenibile, deve interfacciarsi con il concetto di adattamento. Con il cambiamento climatico le città devono affrontare sfide sempre più dure, come le ondate di calore o le precipitazioni estreme. Attrezzare adeguatamente le superfici preesistenti significa non solo migliorare il comfort abitativo, ma anche proteggere l’edificio.

Il verde pensile, ad esempio, migliora l’isolamento termico della casa e trattiene le acque piovane. Anche i sistemi di ombreggiatura giocano un ruolo importante per il controllo del microclima. Un esempio perfetto di copertura leggera integrata all’edificio è la pergotenda addossata, una struttura retrattile ancorata alla facciata che consente di schermare le vetrate e proteggerle dai raggi solari, abbassando le temperature interne e riducendo la necessità di utilizzare climatizzatori. In inverno, invece, la pergotenda può essere ripiegata, favorendo così l’ingresso di luce naturale.

Consumo del suolo: l’ottimizzazione come alternativa all’espansione

Il nuovo concetto di abitare e l’adattamento climatico diventano validi alleati del contrasto al consumo del suolo. Oggi la domanda di case sta aumentando, soprattutto perché le famiglie sono alla ricerca di maggiore spazio da abitare, ma la risposta non è necessariamente costruire nuovi edifici, che determina inevitabilmente una continua cementificazione di aree naturali o agricole. Tale fenomeno, che riduce ulteriormente il verde a disposizione, è fortemente osteggiato dalle moderne direttive urbanistiche europee che puntano a preservare gli spazi naturali.

Ecco quindi che la soluzione perfetta, etica e sostenibile è sfruttare al massimo le superfici già presenti. Se si riattiva un cortile abbandonato o si rende abitabile un tetto piano, la città non ha più bisogno di espandersi orizzontalmente e di occupare altri spazi verdi o rurali. I vantaggi di questo processo sono evidenti: si migliora la qualità dell’abitare e ci si adatta ai cambiamenti climatici, senza versare neanche un metro cubo di nuovo cemento, così da preservare le poche oasi verdi delle città.

Recommended Posts

No comment yet, add your voice below!


Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *