Bambini mai nati, intervista alla blogger di Alla fine arriva mamma

In occasione del 15 ottobre, giornata mondiale dei bambini mai nati, ho scelto di intervistare Anna, la blogger di Alla fine arriva mamma.

La seguo da diversi anni, non so bene come sia arrivata a lei, o meglio, non ricordo.

Ogni sua parola è un tuffo al cuore, un’emozione e tutte le volte che pubblica le sue speranze su facebook, quei desideri, sono un po’ quelli di tutte le donne che in lei si riconoscono, che hanno perso un bimbo non ancora nato e che hanno vissuto il dramma dell’aborto.

Scopriamo qualcosa in più di Anna attraverso le sue parole:

Ciao Anna, come mai la scelta del tuo blog Alla fine arriva mamma?

  • Ciao, il blog nasce nel 2010, all’inizio della mia ricerca di un figlio. Banalmente in quel periodo guardavo la serie TV (How I met your mother, “Alla fine arriva mamma” in italiano) e cercavo un titolo per il mio diario. Ho dapprima cercato la parola mamma da inserire, poi ho davvero creduto che un giorno, alla fine, mamma sarebbe arrivata, davvero. E’ passato molto tempo, e mamma, nonostante i miei figli non siano qui, lo sono diventata e l’ho capito dopo aver conosciuto i miei bambini, passati per la mia pancia, anche se per poco.

Sul blog parli di poliabortività e ti rivolgi sempre a i tuoi figli con parole spesso dolorose, altre volte cariche d’amore, hai tanti “piccolini”, bambini mai nati?

  • Parlo sempre ai miei figli rivolgendomi a loro come fossero su questa terra. Loro ci sono e non ci sono. Ho imparato a riconoscerne la presenza nel tempo e come tutte le mamme, mi arrabbio con loro e li amo comunque. Ho sei figli, passati attraverso di me e volati via, loro sono i miei piccolini.

Posso chiederti quanti anni hai e se tu e il tuo compagno avete pensato anche a qualche altra soluzione tipo l’adozione?

  • Ho 42 anni, cerchiamo un figlio da quando ne ho 35. No, non abbiamo pensato all’adozione, perché ci sono delle difficoltà tecniche non superabili e perché, soprattutto, credo che il processo di adozione di un bambino è un percorso difficile che esclude qualsiasi altra cosa. Non siamo noi genitori i protagonisti, lo è il bambino, sopra a tutto. Non centra il desiderio di maternità, l’orologio biologico che fa tic tac, il bisogno di riempire un vuoto. è il bambino che è al centro, colui che ha bisogno, non noi. Per questo, il desiderio di maternità non va confuso con l’adozione. Non si decide di adottare perché non si hanno figli, non lo trovo onesto. Ho molto rispetto di chi lo fa e di chi giudica coloro che decidono di intraprendere questa strada, parlo degli assistenti sociali, dei giudici dei tribunali dei minori, non certo dell’opinione pubblica che con superficialità considera la soluzione B l’adozione. “non hai figli? Adotta!” Sembra uno spot. Mi fa rabbrividire. Noi, in tutta onestà, non siamo pronti per questo, il nostro è un cammino, non meno difficile, non paragonabile in nessun modo. E’ un’altra cosa, le carte in tavola sono diverse. E’ un altro cammino, un’altra strada che non stiamo percorrendo, che non conosciamo e che non si incontra con quella che stiamo percorrendo, per prenderla bisognerà ricominciare dal via.

Spesso c’è chi parla di destino… i figli arriveranno se Dio vuole; altri parlano di accanimento: trovi il termine corretto? Qual è la tua opinione a riguardo?

  • Non credo nel destino se attribuibile ad un’entità divina che cala dall’alto il proprio volere. Sono una credente, se Dio ha un ruolo nella mia storia, lo ha perché attraverso la Fede posso riconoscere il bello di ogni situazione vissuta e la ragione per la quale è accaduta, non perché lo vuole, troppo facile “incolpare” Dio. Dovrei dargli anche la responsabilità circa i miei aborti allora, cosa che non ho mai fatto. Accanimento è un termine che trovo crudele, fuori luogo. Trovo che cercare un figlio sia istinto e amore. Ci vuole equilibrio per fare ciò. Perseverare per arrivare in cima, nonostante la strada impervia e in salita, è coraggio, forza, coerenza. Accanimento sta per persistenza ostinata e talvolta rabbiosa in un’azione. Questo termine sottintende un giudizio da parte di chi lo usa dall’esterno senza conoscere il vissuto di una coppia che combatte per avere un figlio. In questo bisogna essere sereni, tranquilli, in equilibrio appunto, altrimenti si cade, altrimenti si perde di vista l’obiettivo e allora sì, diventa accanimento ma verso se stessi non verso la situazione.

Oggi 15 ottobre è la giornata mondiale dei bambini mai nati, cosa ti senti di dire alle mamme come te?

  • Che i nostri figli ci sono sempre, comunque, sono in noi, sono noi. Se si apre il cuore, loro arrivano. Non smettete mai di credere in loro, anche se non li abbiamo potuti stringere e cullare. Ci hanno reso genitori e lo saremo per sempre per questo. Sarebbe stato peggio non averli mai avuti.

 

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