Blue whale: il gioco della morte

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Blue whale, nonostante il nome affascinate, indicherebbe un inquietante fenomeno del momento: una gara virale  che convince i partecipanti al suicidio.

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Ma esiste realmente questo gioco?
Da febbraio 2017, sul più famoso social network russo Vkontakte, sembrerebbe che gli utenti vengano esortati a fare questo gioco da un misterioso amministratore.

Le vittime sarebbe costrette a fare tutto ciò che la persona misteriosa gli indica, perchè in possesso di informazioni compromettenti.

Il gioco prevede lo svolgimento di 50 ipotetiche attività che, passo dopo passo, conducono l’utente a togliersi la vita.
Ad esempio il ragazzo minacciato è costretto a guardare video psichedelici, a farsi dei tagli sui polsi, ad incidersi una balena sul braccio, fino al salto mortale da un palazzo.
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Il professore Giovanni Ziccardi, del dipartimento di Informatica giuridica presso l’Università degli studi di Milano, afferma che: “Sembrano credibili i 2-3 video che circolano e documentano i suicidi dei ragazzi. Il resto è avvolto nella nebbia. Ho provato a studiare siti e domini, ma per ora non esistono fonti certe. A San Pietroburgo hanno arrestato Philipp Budeikin, 22enne studente di psicologia, ideatore della gara. Ma per ora a lui e a Blue whale si possono ricondurre concretamente solo 16 morti, il resto potrebbero essere tragedie slegate dal fenomeno. Anche il caso del giovane di Livorno potrebbe non essere collegato. Insomma, è presto per trarre le conseguenze ed è rischioso diffondere dubbi”.

Ziccardi  inoltre consiglia di fare attenzione a questo Vkontakte  e  di evitare di creare post, tweet e foto che usano l’hashtag #bluewhale.
“In queste ultime ore i social, come Instagram, stanno rispondendo agli utenti che lo utilizzano, chiedendo loro se hanno bisogno di aiuto.”- continua Ziccardi-” Ai genitori, invece, consiglio di controllare sempre cosa fanno i figli online, di condividere password e connessioni. Anche se proprio questo punto è il più controverso della faccenda: il gioco prevede che i partecipanti fuggano di casa nella notte, si taglino braccia e gambe… Come mai le famiglie non si sono accorte di nulla? Siamo forse davanti a una pericolosissima bufala che, però, sta coinvolgendo tanti adolescenti che decidono davvero di farla finita? Esistono diversi siti che istigano al suicidio o diffondono violenze e atti di bullismo. Demonizzare il mondo 2.0 è sbagliato, ma di certo Internet amplifica tutto, i social sono strumenti molto persuasivi e possono diventare pericolosi per le persone più fragili, che hanno già problemi seri. Infatti, anche se Blue whale è un fake, è verissimo il pericolo di emulazione, ovvero giovani che vogliono imitare quello di cui tanto si parla”.

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