Come si usa la colla in falegnameria

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Molti oggetti in legno sono costituiti da più parti unite insieme. Un esempio può essere una sedia, così come un soprammobile dalle forme originali o un caratteristico orologio a cucù.

Spesso per unire le diverse parti di un manufatto in legno si usano chiodi o viti, che garantiscono la massima tenuta alle sollecitazioni estreme. È vero però che per unire due parti in legno si utilizza soprattutto la colla; sia da sola che insieme agli strumenti citati. La colla infatti permette di unire due pezzi di legno sulla loro intera lunghezza, mantenendoli uniti e coesi in modo duraturo e robusto.

Tipologie di colle

Il falegname quindi utilizza spesso la colla, in ogni sua attività. Esistono però varie tipologie di collanti, adatti a fissare diverse parti in legno tra loro. La più utilizzata colla per legno è la colla vinilica, che offre il costo basso, la facile reperibilità, la possibilità di stoccarne grandi quantità per lunghi periodi di tempo e la bassissima tossicità. Nota anche come PVA, la colla vinilica è miscibile con acqua, per poter essere stesa con maggiore facilità; asciuga in un tempo non eccessivamente rapido, cosa che consente di riposizionare l’oggetto incollato in caso di errore. Inoltre non si attacca alla pelle e si utilizza a freddo, evitando così vari piccoli incidenti possibili con altre tipologie di collanti.

Anticamente in falegnameria si utilizzava della colla a base animale, che va utilizzata scaldandola, in quanto a temperatura ambiente è rigida e dura. La colla vinilica ha di fatto quasi completamente soppiantato l’uso della colla animale, così come hanno fatto diverse miscele di resine o le colle poliuretaniche.

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Photo by Joel & Jasmin Førestbird on Unsplash

La colla giusta al momento giusto

L’ampia diffusione del PVA è correlata soprattutto alla sua ampia facilità di utilizzo. Esistono in commercio colle viniliche resistenti all’acqua, che ampliano ulteriormente il campo di utilizzo in falegnameria. Altre tipologie di colle offrono però alcune caratteristiche che le possono rendere particolarmente interessanti. Le resine epossidiche offrono una grande resistenza all’umidità e all’acqua, tanto che vengono sfruttate anche per la produzione di manufatti per uso marino o lacustre. Anche le colle a base di cianoacrilato offrono questa specifica caratteristica. Entrambe i collanti devono però essere sfruttati con grande attenzione, in quanto induriscono con una certa rapidità e, dopo l’indurimento, è assai difficile rimuoverli dalla superficie con cui sono venuti a contatto.

Questo è un problema comune anche per i collanti a base animale, che in più necessitano di essere riscaldati per poter diventare malleabili. Altro problema delle resine è in genere la necessità di prepararle al momento, unendo due o più componenti che favoriscono l’indurimento del collante. Un falegname esperto evita di preparare una quantità eccessiva di resina, non sprecando così il materiale. Va ricordato poi che alcune resine epossidiche devono essere utilizzate in precise condizioni atmosferiche e proteggendo le vie aeree dai fumi che esalano.

Come si incolla il legno

Ogni volta che un falegname si trova a dover incollare due o più parti di un manufatto le predispone in modo idoneo. Il legno infatti presenta una superficie porosa e scabra, che risponde in modo disomogeneo all’incollatura se non lo si prepara in maniera adeguata. Spesso le operazioni svolte prima del posizionamento della colla comprendono la pulitura e la levigatura delle parti in legno, in modo che le due superfici da unire siano perfettamente piane. Oltre a questo, è importante rimuovere polvere e sporco dalla zona in cui si stende la colla, perché renderebbero minore la tenuta della stessa. Spesso dopo aver steso la colla scelta e aver unito le due parti da incollare è importante fissarle con dei morsetti, in modo che rimangano in posizione fino a completo indurimento del collante.

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