Interviste: Stefano Mastrolitti, volto e buongiorno di Radionorba TV

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Conosco Stefano da più di dieci anni, una delle persone più brave, disponibili e gentili che io conosca.

Oggi Stefano è un personaggio pubblico qui al Sud, volto e sveglia per molti italiani che seguono ancora assonnati l’emittente Radionorba da poco anche in Tv sul digitale terrestre.

Oggi voglio presentarvelo sicura che anche voi amerete questo faccione su 1 metro e 80 di altezza (forse anche più)…non ci sperate però perchè Stefano è fidanzatissimo da tanti tanti anni:)

Stefano parlaci un po di te,di quello che fai e dei tuoi studi

Sono un giornalista e faccio lo speaker radiofonico. Ma prima di tutto sono follemente innamorato delle parole e di tutto quello che è comunicazione.

Ogni giorno, dalle 6 alle 9, conduco il programma del mattino su Radionorba, con la mia impareggiabile collega Anna Conte.

E da un po’ siamo anche in tv, sul digitale terrestre, visto che Radionorba trasmette in radiovisione sul canale Radionorba Television.

Per Radionorba realizzo e conduco anche i “Giri di News” del mattino, dei veri e propri radiogiornali con le notizie dalle regioni del Sud Italia. Anche i miei studi dicono molto di me.

Ho frequentato il liceo Classico nella mia città, con alterne fortune: diciamo che ho sempre amato le lettere, un po’ meno la rigidità degli schemi scolastici.

Ero il classico studente che “potrebbe avere 8, ma visto che si impegna da 7, in pagella prende 6″… All’Università, dove ognuno pensa per sè (almeno in Italia), ho avuto la mia piccola rivalsa.

Ho scelto di rimanere a Bari, dove ho frequentato la tanto bistrattata Scienze della Comunicazione, uno dei primi corsi visto che era nata da pochissimo.

Una facoltà che allora faceva di tutto per meritarsi il nomignolo dispregiativo di “Scienze delle Merendine”, appioppato da chi sceglieva facoltà “serie” come Ingegneria, Medicina, Giurisprudenza o Economia, ma che io ho frequentato con tanta passione e che mi ha dato tanto, a livello umano e accademico.

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Descriviti in tre parole

Intendi sul lavoro, vero? Ti dirò, se dovessi farmi uno spot direi appassionato, stakanovista e ambizioso. Ma mi divertono di più le critiche che ricevo e quindi scelgo le tre invettive che mi rivolgono più spesso: presuntuoso, egocentrico e bidonista. Bisogna conoscere i propri limiti e se ci sono gli altri che ti facilitano il compito è anche meglio, no?

Come hai detto hai studiato a Bari, ma come hai fatto ad arrivare in radio? Spiegalo ai nostri lettori che vogiono intraprendere il tuo percorso.

Diciamo che il mio di percorso è stato parecchio tortuoso e imprevedibile. Già al liceo mi dilettavo con la scrittura, ma durante l’università ho bussato ad un giornale locale, il Barisera, che mi ha accolto in redazione, dove ho imparato “il mestiere”.

Nel frattempo collaboravo con alcuni uffici stampa e radio della provincia. Una vera e propria palestra di lavoro e di vita che mi ha insegnato moltissimo e che ho lasciato con i lacrimoni il giorno della laurea, per una nuova esperienza professionale: l’ufficio stampa del Ministero dell’Ambiente, dove sono arrivato dopo aver seguito per il giornale l’abbattimento di Punta Perotti.

Mi sono trasferito a Roma, la mia vita è cambiata e l’impatto con un’istituzione così importante a soli 23 anni è stato decisamente ostico.

Non ho fatto in tempo ad abituarmi, però, perchè quel Governo è caduto in poco tempo, ma non mi sono perso d’animo.

Ho trovato lavoro in una grande agenzia di comunicazione romana, una delle più importanti in Italia, anche in questo caso grazie ad una conoscenza maturata durante il mio lavoro al Ministero.

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La catena continuava, ma poi ho deciso di spezzarla. Mi piaceva lavorare in quel settore, ma soffrivo un po’ a stare dall’altra parte del telefono. Io volevo fare il giornalista.

Ad un certo punto, la svolta: un amico di Bari mi ha segnalato che a Radionorba cercavano un giornalista per coprire una maternità. Sapevo che era l’occasione giusta e ho provato a coglierla.

Ho lasciato Roma e un lavoro sicuro e ben pagato, per tornare in Puglia e inseguire il mio sogno. Ho passato il provino, tra non so quanti altri e dopo tre interminabili mesi di attesa, quando ormai non ci speravo più, ho firmato il mio primo contratto.

Dovevo scrivere e leggere tre notiziari del pomeriggio. Evidentemente ho fatto bene il mio lavoro, visto che sono ancora qui!

Quali consigli daresti a chi vuole intraprendere la tua carriera?

I consigli possono essere tanti, a partire da “ripensateci”, come ci disse un vecchio giornalista il primo giorno di lezione all’università.

Ma la verità è che il giornalismo è un mestiere totalizzante, che non finisce nelle canoniche 8 ore di turno in redazione (che non sono mai 8, ma almeno 10-12).

A un giovane aspirante giornalista consiglierei di essere perennemente curioso: studiare tanto, tantissimo, sempre.

Approfondire qualsiasi cosa, non solo i testi universitari. Leggere i giornali, più giornali possibile, ogni giorno. Dovete imparare ad osservare tutto e tutti, girando con taccuino, macchina fotografica e registratore sempre pronti (anche se adesso gli smartphone aiutano molto!).

Ma è importante anche coltivare tutti i rapporti. Chiedete sempre il numero di telefono alle persone con cui parlate e date il vostro.

Vi garantisco che questo vi tornerà utile quando meno ve l’aspettate. E poi preparatevi ad un lavoro da cui è difficile staccare completamente, fatto di orari assurdi, scarse soddisfazioni economiche, precarietà e, in alcuni casi, pericoli.

Se ritenete di essere in grado di sopportare tutto questo e siete spinti da una forte passione, allora lottate con tutte le vostre forze per fare, con dignità, il mestiere più bello del mondo.

Ah, per chi vuole farlo in radio, il mezzo più sincero, diretto e coinvolgente che esista, c’è anche altro: oltre a studiare dovete anche curare la voce, la dizione, l’espressione.

Perchè il nostro primo dovere è farci comprendere da tutti: su un quotidiano il giornalista che sbaglia può cancellare e riscrivere e il lettore che non coglie un passaggio torna indietro e lo rilegge. In radio, no. E’ il bello (e brutto) della diretta!

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Sei felice per quello che fai? Non sei stanco di svegliarti ogni mattina alle tre?

Non esageriamo, io mi sveglio con tutta calma alle 4. E poi, questa è una domanda che sarebbe più opportuno rivolgere alla mia fidanzata, visto che ogni santa mattina deve sorbirsi la mia sveglia, che trilla implacabile.

Ma se non ci fosse lei a buttarmi giù dal letto, avrei saltato più di un segnale orario. Anche perchè tardare in radio non è proprio come tardare in ufficio…

Scherzi a parte, sono una persona estremamente privilegiata, perchè vivo della mia passione. E questo mi permette di svegliarmi ogni mattina carico di entusiasmo e adrenalina, perchè mi alzo per fare quello che amo.

Quindi sì, sono felice. Ma non ancora soddisfatto. E temo che non lo sarò mai completamente, ma mi va bene così.

Se potessi tornare indietro cosa rifaresti e cosa no?

Per fortuna la macchina del tempo non l’hanno ancora inventata, quindi non devo pormi il problema. La mia filosofia è “nessun rimpianto” o se preferisci “ormai la frittata è fatta”!

E poi, guardandomi indietro, mi piace pensare che ogni mia scelta, anche quelle che ritenevo sbagliate, alla fine mi abbiano portato dove sono ora.

Lo so che a posteriori è facile pensarla così, ma chi dice che dobbiamo sempre farla difficile?

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Pensi che un ragazzo giovane che si laurea in materie umanistiche abbia futuro al Sud?

Il futuro bisogna crearselo da soli. Al Sud, al Nord o dove ti pare, bisogna impegnarsi tanto e lavorare, senza aspettare l’aiutino dal cielo.

Le materie umanistiche sono sempre più snobbate dai giovani, che preferiscono puntare su strade più concrete, scegliendo facoltà che li indirizzino su un percorso preciso, verso professioni considerate “sicure”.

Ma la realtà è che tutta la nostra cultura è basata sull’umanesimo e se studiate con dedizione e costanza, seguendo un chiaro progetto professionale, anche le materie umanistiche possono dare un futuro.

Ma credo che vadano affrontate solo se c’è vero interesse e non come un ripiego, giusto per “parcheggiarsi”. Altrimenti ci si ritrova con un pezzo di carta inutile e ingombrante.

Come ti vedi tra 10 anni?

Sposato con la mia Silvia, padre di due figli, inquilino di una casa dove c’è uno scaffale che regge almeno un libro scritto da me, senza pancetta e con in testa ancora le cuffie e lo stesso numero di capelli che ho adesso. Sono uno che ci tiene, io.

Nell’attesa di vederlo tra qualche anno su Radio DeeJay, seguite Stefano ogni mattina su Radionorba dalle 6 alle 9, sul digitale can.19 o sul vostro smartphone scaricando l’applicazione gratuita Radionorba:)

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