NEWS: Miuccia Prada bacchetta Milano e difende il Made in Italy

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Ha fatto il giro della rete e non solo la lunga intervista rilasciata ieri da Miuccia Prada su LaRepubblica.it e nel giro di poche ore è stata ripresa dai puù autorevoli siti del settore, commentata su twitter da lettori, critici di moda ed opinionisti.

Non c’è bisogno di essere esperti di moda per capire che con questo lungo discorso Miuccia vuole muovere gli animi, dare forza e coraggio per rimboccarci le maniche e se non lo si farà presto Milano rischia di rimanere indietro…

Sì proprio così, Milano ormai manca di originalità, di idee, di politici che sappiano investire sulla cultura, vero motore dell’economia. La politica dovrebbe rispettare di più le ostre risorse, il nostro made in Italy, capire che non si parla di frivolezza, di glamour e basta ma anche di una industria che genera soldi e che da lavoro a tanti.

Ed invece noi siamo qui con le braccia conserte ad aspettare che qualche investitore straniero faccia la furbata di comprarci ad un buon prezzo, come è successo per Valentino, di decidere le sorti di un’azienda nata e patrimonio degli italiani ma da oggi di proprietà e scelte strategiche straniere.

Ecco selezionati da noi del fashion blog Tenditrendy alcuni pezzi dell’intervista, quelli che ci hanno colpito maggiormente:

 La moda da sola oggi non è in grado di imporsi, per farlo deve muoversi dentro un sistema della cultura e dell’ arte che funzioni, in un clima sociale che la sostenga. Ma noi viviamo in un mondo culturale debole, siamo un Paese che non ha mai voluto o saputo proteggere e promuovere il suo immenso patrimonio artistico e paesaggistico»

Percepisco ancora nel pensiero di una certa sinistra e di certi intellettuali una grande diffidenza verso la ricchezza, verso quel glamour che oggi viene dal denaro, dal potere anche mercantile che il denaro dà. Lo capisco, ma anche la cultura la si organizza col denaro, e così l’ arte, e anche la moda.

 L’ Italia è il paese numero uno per la produzione di eccellenza, anche per quella francese e di altri mercati internazionali, ma con la vendita agli stranieri dei nostri marchi del lusso, è tutto il nostro sistema moda che rischia di diventare di serie B, dopo essere stato forse il primo, e di trasformare i nostri lavoratori e le nostre aziende in façonisti (produttori per conto terzi) di qualità

Perché se i marchi passano i confini, il merito, il glamour, la fama e le decisioni che contano le fanno altri, noi veniamo abbandonati, declassati. Infatti i grandi creativi che vengono dalle scuole più importanti, hanno cominciato a snobbarci e scelgono Parigi. Non si può dar loro torto.

Il made in Italy non basta più, è un concetto di retroguardia che solo in parte contribuisce al successo di un prodotto. Anche perché l’ impressione percepita all’ estero è che tutto il sistemapaese stia tramontando, abbia sempre meno risorse, meno cultura, meno protagonisti, meno idee, meno vitalità e meno denaro.

Se un paese perde ogni attrattiva, la moda va altrove, cerca il meglio, dove sa di poter avere successo sotto gli occhi di tutto il mondo che conta.

«Non solo non ci sono soldi, ma non si sa neanche convincere chi li ha,e sono tanti in giro per il mondo, a investire in progetti culturali necessari anche per la vitalità della moda, che non può vivere isolata, ma ha bisogno di far parte di un sistema integrato.

Molti intellettuali italiani hanno ragione ad essere rigorosi, rifiutano ogni ipotesi di commistione commerciale per proteggere il nostro patrimonio, forse non amano i grandi numeri e temono il grande pubblico.

Ma se si rifiuta di cavalcare questo tipo di modernità se non marginalmente, allora bisogna inventare un altro sistema di attrazione più intelligente e sofisticato: bisogna almeno provarci. I campanelli d’ allarme ormai ci frastornano e non bisognerebbe perdere tempo».

ITALIA!!! COSA STIAMO ASPETTANDO?

 

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