Non chiamatemi mamma blogger

mamma blogger

Scrivo questo post di getto senza pensarci troppo e forse me ne pentirò ma non azzardatevi mai a definirmi mamma blogger.

Quello che ho visto oggi, ma quello che sto percependo da diversi mesi è qualcosa che a mio avviso non è assolutamente bello e professionale.

Sono al Pitti Bimbo, nella mia camera d’albergo (pagata da me) e al Pitti ci sono venuta per capire principalmente dove stia  andando il mercato kids.

Sono ormai un paio d’anni che, se sono io a propormi alle aziende, lo faccio per progetti… sicuramente non per ricevere un prodotto, che il più delle volte rifiuto.

Questo è il mio lavoro, e se vuoi la mia presenza o vuoi che io scriva di te dobbiamo lavorarci e dobbiamo capire dove si vuole andare, se c’è un progetto che possa interessare entrambi.

Diverso è se IO ho piacere a scrivere di te, perchè credo nel prodotto, mi piace il brand e accetto volentieri uno scambio merce, mi stai simpatico… che ne so!

Altro discorso per i post ADV, nati con l’obiettivo di generare dei link generalmente a pagamento.

Ovvio, li faccio anche io ma sempre seguendo una logica!

E invece sono circondata dal “chi più ne ha più ne metta”.

Ig stories che sembrano mini spot di 10 secondi, profili fb e instagram senza una storia, senza un perchè… il più delle volte marchette pure, che spesso dietro non hanno neanche un compenso monetario.

Mamme blogger che cambiano passeggini come io cambio le calze, foto quotidiane di figli con indosso capi da sponsorizzare e spesso con il nome del brand messo in evidenza su lavagnette luminose (una cosa a dir poco ridicola).

Io non ci sto ad entrare in questo mondo dell’effimero, io non ci sto ad essere definita così… mamma blogger.

Lavoro sul web dal 2009, Tendi Trendy è un contenitore di tutto rispetto e il mondo dei bambini è solo una parte, anche se importantissima, da raccontare in primis perchè ovviamente io sono mamma ed ho piacere a farlo.

Ma il mio ruolo cerco di ricoprirlo al meglio.

Di 10 contenuti settimanali su magazine e social, vi assicuro che il 90% sono contributi liberi e spontanei, prodotti secondo un calendario editoriale ben definito all’inizio di ogni mese.

Le collaborazioni, se ci sono, raccontano una storia, la mia storia di mamma, con amore, dedizione e verità.

Quando ho scelto di collaborare con Profine, io ci ho messo la faccia con un progetto che raccontasse una mia reale necessità e cioè liberarsi delle bottiglie di plastica in casa.

Quando ho deciso di rappresentare iDo l’ho fatto perchè è un brand che si avvicina al mio stile e a quello dei miei figli… difficilmente vedrete Claudio e Carlotta vestiti con abiti elegantissimi o super tirati (deve essere proprio un caso, molto ma molto eccezionale).

mamma blogger

Se scelgo di lavorare con Disney è perchè io nei Disney store ci vivo veramente (venite a casa mia e capirete di cosa parlo).

Tutto questo “accaparrarsi” il prodotto a me non piace e neanche questa concorrenza che si genera tra “mamme blogger” o presunte tali: “guarda che se sei brava c’è posto per tutti!” e lo dico perchè tante di queste ragazze lavorano con me.

Ecco il mio consiglio: cerca di raccontare una storia e di differenziarti, non è facile ma alla lunga tutto questo pagherà, al contrario secondo me, pagherà, in modo negativo, questo voler essere sempre, comunque in ogni dove.

Scrivo questo post come blogger, come donna che legge e a cui piace seguire profili e stories su IG e come consulente che spesso costruisce progetti e sceglie delle persone che raccontino una storia e spesso voglio che questa storia abbia sfumature differenti, non sempre lo stesso colore.

Sono qui, nella mia camera d’albergo a Firenze… andrò a mangiare qualcosina e me ne starò tutta la sera a guardare la TV nell’attesa di rientrare domani dai miei amori e rimettermi a lavoro… quello vero.

Queste per me sono parentesi che servono per capire tante cose… anche chi sono e quello che non voglio diventare!

Non chiamatemi mamma blogger!

 

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