Prevenzione senologica e longevity: ne parliamo con la dott.ssa Antonia Girardi chirurgo senologo

In breve: Nelle donne a rischio medio lo screening del tumore al seno si basa sulla mammografia ogni due anni tra 50 e 69 anni (in diverse Regioni dai 45 ai 74). Con familiarità, mutazioni genetiche o altri fattori di rischio si può iniziare prima e aggiungere esami come la risonanza magnetica. L’ecografia completa la mammografia, non la sostituisce.

Oggi parliamo di prevenzione senologica e longevity con la dottoressa Antonia Girardi, chirurga senologa, formatasi presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e oggi in Puglia, dove opera presso una rinomata struttura ospedaliera.

Tra le massime esperte di chirurgia robotica applicata alla senologia, la dottoressa Girardi ci aiuterà a comprendere perché vivere più a lungo e in buona salute significhi anche costruire un percorso di prevenzione personalizzato, basato sull’età, sulla storia familiare e sul profilo di rischio di ogni donna.

Dottoressa, quando parliamo di longevity pensiamo subito ad alimentazione e stile di vita. Quanto conta, invece, la prevenzione senologica?

Conta moltissimo. Quando parliamo di longevity non dovremmo pensare soltanto a vivere più a lungo, ma a vivere più a lungo e in buona salute. In questo senso la prevenzione oncologica ha un ruolo fondamentale. Per il tumore della mammella significa lavorare su due fronti: ridurre, per quanto possibile, i fattori di rischio modificabili e soprattutto arrivare a una diagnosi precoce. Intercettare una neoplasia in una fase iniziale può cambiare concretamente il percorso di cura, permettendo spesso trattamenti meno invasivi e con maggiori probabilità di guarigione.

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Dopo i 40 anni, quali controlli dovrebbero entrare nella routine di prevenzione di una donna e con quale frequenza?

Non esiste un calendario identico per tutte. Nella popolazione a rischio medio, la mammografia rappresenta l’esame di riferimento per lo screening: in Italia il programma organizzato prevede generalmente una mammografia ogni due anni tra i 50 e i 69 anni e, in diverse Regioni, la fascia è stata estesa dai 45 ai 74 anni.

Ma l’età da sola non basta. Una donna di 40 anni con una forte familiarità, una mutazione genetica predisponente o altri fattori di rischio può aver bisogno di iniziare prima e di esami differenti, per esempio la risonanza magnetica. Per questo preferisco parlare di percorso di prevenzione basato sul rischio individuale, piuttosto che di un semplice calendario uguale per tutte.

Mammografia, ecografia e visita senologica: sono esami alternativi oppure hanno funzioni diverse e complementari?

Hanno funzioni diverse. La mammografia è l’esame sul quale si basa lo screening perché può identificare lesioni molto piccole e microcalcificazioni prima che siano palpabili. L’ecografia è particolarmente utile per caratterizzare un reperto e nello studio della mammella densa, ma nella donna di età da screening non sostituisce la mammografia.

La visita senologica aggiunge un altro elemento: permette di raccogliere la storia personale e familiare, valutare eventuali sintomi o segni clinici e, soprattutto, stabilire quali esami siano realmente indicati per quella donna. Quindi non si tratta di fare “tutti gli esami ogni anno”, ma di scegliere quelli appropriati in base all’età e al profilo di rischio.

Esistono abitudini quotidiane che possono contribuire a ridurre il rischio di sviluppare un tumore al seno?

Sì, anche se è importante chiarire che non possiamo azzerare il rischio. Alcuni fattori, come l’età o una predisposizione genetica, non sono modificabili. Possiamo però intervenire su altri aspetti.

L’attività fisica regolare è associata a una riduzione del rischio di tumore mammario; è utile mantenere un peso adeguato, soprattutto dopo la menopausa, ed evitare l’aumento di peso nell’età adulta. Un altro elemento spesso sottovalutato è l’alcol: per il tumore della mammella il rischio aumenta con il consumo e, dal punto di vista oncologico, meno se ne assume, meglio è. (World Cancer Research Fund⁠)

La prevenzione, quindi, non è qualcosa che facciamo soltanto il giorno della mammografia. È anche il risultato delle nostre abitudini nel corso degli anni.

La prevenzione deve essere personalizzata in base all’età, alla familiarità e alla storia clinica. Qual è il primo passo per costruire un percorso davvero su misura?

Il primo passo è conoscere il proprio rischio. Durante una valutazione senologica non dovremmo limitarci a chiedere se “in famiglia c’è stato un tumore al seno”. È importante sapere chi si è ammalato, a quale età, se ci sono stati tumori dell’ovaio, della prostata o del pancreas, eventuali tumori mammari maschili e se in famiglia sono già state identificate mutazioni genetiche.

A questi dati vanno aggiunti la storia personale, l’età, le caratteristiche della mammella e gli eventuali precedenti esami. Da qui possiamo distinguere una donna a rischio medio da una donna che necessita di una sorveglianza più intensiva o di una consulenza genetica.

È questo, secondo me, il passaggio dalla prevenzione “standard” alla prevenzione realmente personalizzata: non fare più esami, ma fare gli esami giusti, nel momento giusto, per quella specifica donna.

 

Domande frequenti

Ogni quanto fare la mammografia?

Nei programmi di screening italiani, per le donne a rischio medio, generalmente ogni due anni tra 50 e 69 anni; in diverse Regioni la fascia è estesa dai 45 ai 74 anni. Chi ha un rischio più alto segue un percorso personalizzato.

L’ecografia può sostituire la mammografia?

No. La mammografia è l’esame di riferimento per lo screening perché individua lesioni molto piccole e microcalcificazioni; l’ecografia è utile per caratterizzare un reperto e nella mammella densa.

Si può ridurre il rischio di tumore al seno?

Il rischio non si può azzerare, ma attività fisica regolare, un peso adeguato soprattutto dopo la menopausa e un consumo di alcol il più basso possibile contribuiscono a ridurlo.

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