Che rumore fa la felicità: benvenuta Enrica

che rumore fa la felicità

Che rumore fa la felicità: con Francesca ripercorriamo gli emozionanti istanti prima della nascita della sua piccola Enrica.

E’ difficile spiegare la felicità.

Darle un significato univoco, una rappresentazione, un colore. Talvolta è un fatto irripetibile della vita che hai la consapevolezza non tornerà mai più,  spesso arriva dopo un grande dolore, una paura che affronti o  una battaglia che vinci.

Ma se chiedi ad una madre qual è stato il giorno più felice della sua vita sono certa che la risposta sarà sempre la stessa: la nascita del proprio figlio…

Iniziamo dal 19 dicembre 2017.

Chi segue questa rubrica saprà che mi stavo preparando alla procedura VBAC, ovvero un parto naturale a seguito di cesareo; tutto filava liscio, analisi ed ecografie sempre perfette, pochi kg accumulati … per farla breve la situazione ideale; tutto ciò fino al giorno del primo tracciato in cui il ginecologo mi avverte che  qualcosa non va ..

Non mi dilungherò a spiegare le ragioni cliniche che mi hanno condotto ad un ricovero repentino, ma potete immaginare che nel giro di pochi secondi mi è crollato il modo addosso, forse perché psicologicamente quel momento lo avevo immaginato diverso o  perché, a me che sono una fifona, l’idea di un fare un intervento mi terrorizzava a morte, ma ormai c’era poco da fare la piccola Enrica sarebbe nata il giorno dopo con un cesareo.

Inutile dirvi come ho trascorso la nottata: pensieri negativi, nervosismo, rabbia e … febbre; la maledetta influenza che  quest’anno pare essere più contagiosa del solito mi raggiunge nel momento più delicato che esiste… insomma quella che doveva essere un’esperienza idilliaca è divenuta in poche ore un incubo.

Stordita dalla rapida successione degli eventi, quasi senza accorgermene, arrivo all’ingresso della sala operatoria ma non ero io, non stava accadendo a me… faccio l’anestesia, mi stendono sul tavolo e inizia il panico… mi manca l’aria, mi sento soffocare, ma è solo la paura,  i parametri sono perfetti.

Sento rovistare nella pancia ma nessun dolore, i medici che parlano, attimi che sembrano ore, poi la frase “signora tra un attimo vedrà sua figlia”… “mia figlia ? è vero sono qui per questo!” finalmente mi tranquillizzo ma continua a sembrarmi tutto assurdo.

Nove mesi ad immaginare come sarà, a chi somiglierà, se sarà una bimba tranquilla o una piccola peste come il fratello. Nove mesi ad immaginare come sarà la tua vita con due bambini, come le starà il vestitino che le hai comprato, come sarà avere a che fare con una femminuccia dopo un maschietto…

Dopo una decina di minuti dall’inizio dell’intervento sento quel pianto… quei singhiozzi che mi riportano alla realtà e mi dicono che è tutto finito.

Ed eccoci qui pelle contro pelle, il suo viso morbido contro il mio,  le sue lacrime che si placano e le mie che scendono. E quell’odore indescrivibile, il profumo della vita che ti invade.

Lei è quella che si addormentava con il battito del mio cuore e io quella che si accarezzava la pancia tutto il giorno per sentire i suoi movimenti, come se fosse troppo bello per essere vero.

Lei non è uguale a nulla. E’  tutta gonfia e tumefatta ma è la cosa più bella che io abbia mai visto.

Lei che prima ancora di conoscerla è diventata tutto.

Lei, il mio post-it mentale, che mi ricorda di non sprecare tempo prezioso a rimpiangere ciò che non ho e cosa non ho fatto.

Lei, un fagottino di 3,5 kg, che il 20 dicembre 2017 alle ore 12,35  è quello che chiamo felicità.

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